Trekking

Sulle tracce di Enea. A piedi tra cielo e mare, da Marina di Camerota a Punta Infreschi

Palinuro, il nocchiero di Enea, l'eroe troiano sopravvissuto alla distruzione di Troia, giunto lungo le coste del Cilento, si innamorò di una bellissima fanciulla di nome Kamàraton. Ma, non ricambiato dall'amore, tentò di catturare l'immagine di lei riflessa nelle acque del mare, e annegò. La dea Venere, per punizione, trasformò la fanciulla in roccia, proprio lo sperone roccioso dove oggi sorge Camerota (che deriva proprio dal greco antico kamaròton, che significa curvo). Il paese, fatto di antiche costruzioni senza fondazioni, poggiate direttamente sullo sperone di roccia, domina dall'alto le vallate ricoperte di ulivi che scendono verso il mare. Poco distante dal centro storico di Camerota si trova la Contrada di San Vito, costellata di botteghe dove da generazioni si tramanda un sapere antico, la lavorazione dell'argilla, che affonda le sue origini nell'antica Grecia. Più in basso, dove la rigogliosa vegetazione mediterranea incontra il mare, si trova Marina di Camerota.

Da questo piccolo e suggestivo borgo marinaro ottocentesco si parte per un imperdibile itinerario a piedi tra terrazze profumate, alte falesie, coste rocciose, spiagge bianchissime e acque cristalline. Dal porticciolo di Marina di Camerota all'altezza della Grotta di Lentiscelle si cammina per 3 chilometri circa (due ore e mezza) lungo un'antica mulattiera che si apre improvvisa su paesaggi mozzafiato sul mare. Costeggiando baie e anfratti silenziosi, si arriva fino a Punta Infreschi, una delle spiagge più belle d'Italia, raggiungibile solo a piedi o via mare.

In questo tratto di terra che miliardi di anni fa era mare, i segni sulle rocce raccontano di quando, nei periodi caldi della storia, l'acqua arrivava a 12 metri di altezza sul livello attuale del mare. Sembra incredibile immaginare che in quel periodo in questo tratto di costa vivessero gli stessi animali che troviamo oggi in Africa e la stessa flora del Mar Rosso. Non ci credete? Nella grotta del Poggio, frequentata in epoca preistorica da gruppi di Neanderthal, sono state trovate le ossa di animali africani. Ma non mancano le testimonianze delle epoche più fredde, successive alle glaciazioni. A questo proposito, scopriamo che sulla montagna più alta del parco, il massiccio dei Cervati, hanno vissuto i cervi fino al 1800. Così il paesaggio mostra ancora i segni dell'alternanza di periodi caldi e freddi avvenuta nel corso dei millenni, che ne ha influenzato la vegetazione e la fauna.

Si percorre una baia sabbiosa che è un giardino perenne, costellata da fiori gialli, insalate di mare e piantine di agnocasto, i cui fiori a base di bromuro venivano utilizzati nei monasteri per diminuire gli appetiti sessuali dei monaci. Un viagra al contrario! Salvatore ci ricorda che ci troviamo nell'area del monachesimo orientale, e che nel VII secolo d.C. uno dei padri fondatori del monachesimo è sbarcato proprio qui, e da qui ha risalito la penisola, portando con sé anche le piante, dal pino d'Aleppo, di cui oggi è ricca la pineta di Palinuro, al corbezzolo ("sorba pelosa" in dialetto) che è la pianta simbolo di Salerno. Anche lo stemma del comune di Camerota riporta una casa su ruote tra pesci argentei guizzanti sotto le onde azzurre, per ricordare il lungo viaggio effettuato sulle navi dai monaci greci, che si spostarono con la flotta dei generali bizantini ed arrivarono su queste coste. Qua e là lungo la baia troviamo qualche pezzo di pietra pomice, traccia del passaggio dei Greci, che dalle Eolie arrivavano sul continente attraverso questa via marina, e che facevano sosta a Punta Infreschi (il punto d'arrivo dell'itinerario) per "fare acqua", ovvero per raccogliere l'acqua dolce che scendeva dalla montagna.

Chi meglio di Salvatore, un agricoltore "prestato alla scuola" (è stato per anni insegnante), poi "prestato alla politica" (è stato assessore nel comune di Camerota e si è battuto con successo per fermare una speculazione edilizia sulla costa, un orribile progetto di 6.000 vani sul mare che avrebbe distrutto una parte di quel paesaggio meraviglioso e selvaggio che abbiamo appena attraversato a piedi), ed infine "prestato alla cultura", può narrare questo tratto di costiera selvaggia e ricca di storia, meno nota rispetto alla vicina Costiera Amalfitana ma non meno stupefacente?

Avvolti da un verde intenso che avvolge completamente lo sguardo, si attraversa una natura forte di profumi e colori. Improvvisamente si apre alla vista un paesaggio mozzafiato: da destra a sinistra solo mare blu e cristallino. Da qui alla alla baia di Cala Fortuna, antica base navale dai tempi dei greci e degli etruschi (che è stata distrutta nel 1400 e mai più recuperata) è una dolce discesa tra profumi di ulivi e cedri.

Superata la baia, un percorso costellato da fiori selvatici di zafferano conduce ad un altro incredibile punto panoramico sul mare, vicino al rudere di un telegrafo ottico, da cui si può ammirare tutta la costa della Basilicata e della Calabria. Si passeggia tra un verde rigoglioso e ricco: piante di ferula, il cui legno è da sempre utilizzato per sgabelli e sedie leggere, radica, per la fabbricazione delle pipe, e carrubo, il cui frutto molto proteico veniva da sempre utilizzato per l'alimentazione di uomini e animali.

Lungo il percorso si può visitare una delle grotte abitate più antiche d'Europa. Entrando nel suggestivo riparo naturale, ci si percepisce la protezione della montagna e si rivivono i momenti della giornata del pastore: la raccolta dell'acqua con le anfore nella grande cisterna o la cottura del pane che ha lasciato tracce nere di fuliggine sulle mastodontiche pareti della grotta.

Proseguendo in discesa lungo un sentiero sassoso, caratterizzato da pietre chiare e rotonde come matriosche, ma a tratti rosso e sabbioso, si arriva nella spiaggia bianca e incontaminata di Punta Infreschi. Riserva marina protetta e patrimonio naturalistico di rara bellezza, è chiamata così per le sorgenti di acqua dolce fredda che sgorgano dal fondo marino, che si possono piacevolmente conoscere con un tuffo in mare.

Da qui vi consigliamo di ritornare a Marina di Camerota via mare, accompagnati da un pescatore del luogo, ammirando dal basso tutta la costa seguiti da qualche stormo di gabbiano in cerca di cibo. Le falesie e i tratti di costa alti e rocciosi con pareti a picco sul mare, cattureranno il vostro sguardo per le loro forme particolari, prima un teschio, poi una gigantesca luna.. La falesia di bocca di Luna è chiamata così non solo per la sua forma, ma perché dal paese di Camerota la luna sorge proprio dietro questa alta roccia.

Lungo questa costa rocciosa, cantata dalle sirene di Ulisse, nelle notti d'estate si può partecipare alla pesca notturna con la "Lampara". Una grande lampada fissata su una piccola imbarcazione in legno illumina l'acqua attirando a sé i pesci, che vengono raccolti dai pescatori facendoli saltare dall'acqua direttamente sulle imbarcazioni, in una sorta di danza al chiaror di luna, per poi essere fritti e mangiati in compagnia, in una piccola caletta.

Info: Itinerario a piedi: Lentiscelle (Marina di Camerota) - Cala Bianca - Punta Infreschi. Tempo di percorrenza: 2 ore e mezza, dislivello 100 metri. Guida nel Parco: Associazione Posidonia, info@posidonia-cilento.it, Salvatore Calicchio 333.5953513.